Pensavo oggi, oltre ai mille debiti che devo ricucire, ad alcune cose della mia vita.
Pensavo quando più o meno all'età di 20 anni ho pensato che mi ero stancata di puntare sempre la colpa su qualcun'altro pur essendo evidentemente mia, e ho cominciato a prendermi le mie responsabilità. Il che ha fatto di me una persona....be, responsabile, però ha mostrato anche un lato negativo al quanto insopportabile.
Il fatto è che da quando io ho pensato "Bene, ora mi prendo le mie responsabilità", se per caso la gente non mi crede quando dico che non sono stata io oppure non ha fiducia nelle mie buone intenzioni o nella mia intelligenza...mi incazzo come una bestia!!! Non lo sopporto proprio! Ma cavolo, io ho deciso che mi prendo le mie resposabilità!!! perchè non mi credete??
...forse ho dimenticato di mettere a conoscenza il mondo della mia decisione...
Il nostro percorso è basato sulla consapevolezza. E fin qui siamo tutti d'accordo.
E' la consapevolezza a renderci diversi dagli altri, oltre all'applicazione ovviamente, ma la base è la consapevolezza.
Pian piano, avanzando nel nostro percorso, impariamo che dobbiamo essere consapevoli di noi stessi, di ogni minima nostra azione, di ogni minima nostra parola. Questo per diventare consapevoli delle energie che ci sono dentro di noi e di conseguenza anche di quelle che ci circondano e con le nostre interagiscono.
Ovviamente siamo umani, e non siamo consapevoli di quello che secondo per secondo facciamo e diciamo, ma in alcuni casi particolari dovremmo esserlo.
Quando parliamo ed agiamo con le persone a cui vogliamo bene specialmente dovremmo, il più delle volte, essere consapevoli di quello che facciamo e diciamo e delle conseguenze che queste azioni e parole portano sulla persona a cui sono indirizzate.
Io sono consapevole di quello che dico, ci ho messo un po ad arrivarci, ma ora lo sono...e tu?
DaKaron scrive:
TU NON AVRAI ALTRI AMICI AL DI FUORI DI ME... ricorda i comandamenti perdio!!!!
ahahahah....riderò per una settimana adesso!!!

Uno dei più grandi poeti turchi moderni è stato Seyfettin Bascillar, che per molti anni ha lavorato come ispettore delle carni nel New Jersey, dove è morto nel 2002. Il premio Nobel Czeslaw Milosz ha vissuto per più di quarant’anni a Berkeley, in California, continuando a scrivere in polacco, la sua lingua madre. Il poeta islandese Stephan G. Stephansson ha passato quasi tutta la vita in Canada, ma ha sempre scritto nella sua lingua. Questi personaggi mi fanno pensare alla situazione in cui ti trovi adesso: cerchi di fare quello che ti viene spontaneo in un posto molto diverso da quello in cui hai imparato a essere spontaneo. Ma questa sensazione di spiazzamento potrebbe essere la chiave del tuo successo.
Secondo me quest'uomo mi segue con una telecamera...è impossibile!!!
Comunque io non voglio diventare famosa dopo la morte come van ghog! uff...
Non pensate che io abbia lasciato perdere il mio incazzo contro lo stato italiano...perchè tornarà fuori, oooh se tornerà fuori! Io adoro l'Italia, adoro essere italiana, ma odio lo stato italiano! Perchè non si può che se io vado ad abitare da mia cugina è illegale fare due stati di famiglia separati...ma perchè??? Cioè è come dire che secondo lo stato italiano se io sono senza soldi mia cugina me li da...ma perchè???? ma se io voglio vivere con uno stato di famiglia in cui ci sono solo io???
Perchè non si può ...cioè...i conguagli!! ma cazzo i CONGUAGLIIIII! ma può esistere una cosa come i conguagli?? ma cazzo sbattiti un attimo fai due conti e dimmi mese per mese quanto ti devo dare! non distruggermi ogni anno natale capodanno e befana mandandomi sul lastrico cazzo!!
Poi ho scelto personalmente di parlare solo delle cose che succedono a me personalmente perchè in generale che ne sarebbero di cose...ma lasciamo stare!
Rivolgo un attimo lo sguardo all'estero per citare qualcuno, non ricordo chi, che oggi ha detto sul giornale "dare il nobel per la pace a Barak Obama è come la statuetta dell'oscar per un trailer!"
gli do un tot ragione!! non che non confidi in Obama...tutti lo fanno, solo...mi sembra un attimo preventivo, sulla fiducia diciamo!

Ogni giorno la regina sedeva sul suo trono e ascoltava i suoi sudditi fare richieste che spesso le accontentava, poi ne parlava con il capo dell'esercito, perdendosi nei suoi occhi da lupo che sempre, in ogni momento e in ogni parola, condividevano le parole della sua regina. La vita trascorreva serena per tutti ma alcuni segnali, anche se subito a nessuno sembravano tali, cominciavano ad esserci. Come quella notte in cui la regina sognò che mentre aveva ad udienza uno dei capi famiglia della sua città, un lupo mannaro enorme e dal pelo nero come la notte più scura, apparì dal nulla e fece per balzarle addosso. Proprio in quel momento però un aquila enorme entrà da una delle grandi finestre della sala delle danze del castello e con il suo enorme becco giallo, prese al volo il lupo mannaro e lo portò lontano, fino a quando non sparirono entrambi all'orizzonte.
Un momento passato tra le braccia dell'uomo con lo sguardo da lupo, e tutto era passato per la regina, che più ormai non pensava all'incubo.
Un bel giorno una notizia arrivò a scuotere la pace del reame, ma come sempre, grazie all'amore che provavano per la loro regina, i sudditi scelsero per la soluzione migliore. La regina aspettava un erede al trono! E siccome ancora nessun re c'era al suo fianco, e siccome la relazione tra la regina e il capo dell'esercito era tenuta segreta con grande maestria, il popolo accolse il nuovo erede come un regalo dagli Dei. E la regina consentì loro questo sogno.
Il bambino cresceva sempre più, e con grande soddisfazione del padre, che comunque rimaneva segreto anche a lui, era veramente appassionato ai cavalieri e al loro ruolo. Non appena ebbe compiuto 18 anni, la regina decise di donare al suo regno un capo maschio, come voleva la tradizione, e abdicò a favore di suo figlio, in cui tutti riponevano grandi speranze conoscendo ed amando la madre, ma soprattutto credendolo figlio degli Dei.
Il nuovo re però cominciò pian piano a deludere le speranze riposte in lui. Non si seppe mai da chi in quel regno avesse preso quelle idee, ma secondo lui la guerra e soprattutto la conquista di altre terre erano la ricetta per rendere grande e rispettato, che per lui significava temuto, il proprio regno. La regina madre pian piano diventava sempre più triste, non trovando un modo per far capire a suo figlio la via migliore per farsi amare e rispettare come capo. Inoltre il capo dell'esercito, essendo della vecchia scuola, non condivideva il metodo del nuovo re e più e più volte si scontravano su questi temi, fino a quando un giorno il capo con lo sguardo da lupo si rifiutò di ordinare alle sue truppe di entrare in azione contro un povero villaggio indifeso ai confini del regno. Questo gli costò la carcerazione, anche perchè si era addossato tutta la colpa, scagionando i suoi cavalieri, i quali la pensavano come lui, ma non volevano rendere inutile il suo sforzo e si salvarono la vita. L'uomo dallo sguardo di lupo era stato rinchiuso nelle segrete del castello, e questo faceva soffrire tantissimo la regina, che di notte, con l'aiuto delle guardie che ancora le erano rimaste fedeli, andava a trovare il suo amato portando cibo e acqua.
Un giorno, mentre il re riceveva il popolo con le loro richieste, che molto meno ora venivano soddisfatte, si fecero avanti due gnomi, che subito attirarono l'attenzione della regina. Non era in effetti usuale che degli esseri della natura facessero richieste al regnante, anche perchè loro non erano obbligati a seguire le regole del regno. Infatti i due gnomi, non erano giunti fino alla grande sala del castello per chiedere, ma solamente per avvisare, non con cattiveria, ma come un vecchio amico che ti da un consiglio disinteressato. Alla regina si strinse il cuore, ma dubitava che il figlio capisse cosa veramente stava succedendo.
"Vostra maestà - cominciò lo gnomo - siamo giunti fin qui per avvisarla che le terre del vostro regno stanno andando in frantumi, fra poco non riuscirete più a produrre niente, ne a ricavare niente da loro. Questo perchè gli esseri della natura, tutti, quando non sentono più l'amore, smettono di lavorare e quindi la terra non produce più niente. Se solo voi seguiste le orme di vostra madre, allora l'amore tornerebbe nel regno, e non andrete in rovina."
Il re non si lasciò intimidire da quella che interpretava come una minaccia e rispose: "se voi brucerete le mie terre e ne conquisterò il doppio, non mi fate paura" e fece accompagnare gli gnomi all'esterno del castello.
Esattamente questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, e la regina decise di affrontare il figlio la sera stessa.
"Perchè ti comporti così figlio adorato? Non vedi che il popolo sta male? Non vedi che ti stai facendo tanti nemici? Questo è pericoloso per te e per il tuo regno"
"il mio regno è ben difeso madre, non ti devi preoccupare di questo! Ma poi non ti rendi conto tu che da quanto io siedo su questo trono, il nostro regno ha raggiunto dimensioni e potenza enormi? Ogni lunazione il nostro esercito conquista almeno un nuovo villaggio ne tutti ora ci temono."
La regina, che già aveva sopportato per lungo tempo, cominciò quasi subito a perdere un po' della sua famosa pazienza.
"Ma perchè non capisci che che la grandezza di un regno non si misura con il numero di terre conquistate, ma con l'ampiezza del cuore del re che lo governa??"
"Suvvia madre, tu ormai sei antica. Forse una volta, quando tu regnavi questo bastava, ma pra è una lotta continua, se non conquisti terre e non spaventi i tuoi avversari, non riuscirai mai a farti rispettare!"
"No figlio, sei tu che non capisci, quando io regnavo con l'amore, non ho neanche avuto mai dei nemici, è questa la differenza. Invece tu che fai? Una delle tue prime azioni da re è stato rinchiudere in prigione il capo dell'esercito, uno degli uomini più fidati che una regina abbia mai sognato di avere! Ti prego figlio mio, liberalo, non ha fatto niente di male, ha solo portato avanti il suo lavoro come meglio credeva. E poi sai che ti è sempre stato vicino anche da bambino!"
"Non ascoltava le parole del re, e questa è la punizione!"
La regina, aveva voglia di urlare in faccia la figlio la verità, che quello era suo padre, sperando che la compassione di un figlio avrebbe potuto risparmiare la vita al padre ingiustamente imprigionato, ma sapeva benissimo che se non ci fosse arrivato da solo, dirglielo non sarebbe servito a niente e cominciò ad urlare.
"Ma chi ti credi di essere? Gesù?? Secondo te come sei nato? Credi veramente di essere figlio degli Dei? Per favore non scherziamo! Non saresti così burbero e assetato di sangue e di potere!!"
"Nessuno ha mai rivendicato la mia paternità, e sono figlio reale, quindi non vedo altra soluzione!"
"se solo tu pensassi un attimo figlio mio...se solo tu riuscissi ancora ad ascoltare il tuo cuore..."
E la regina se ne andò sconsolata.
Non c'è una fine, perchè se ci fosse voi lettori accetereste la fine che io scrivo, qualsiasi cosa sia. Invece la cosa giusta da fare è chiedere la vostro cuore, come vorreste che la storia finisse, solo allora comincerete a conoscervi un po meglio! 